Di ELEONORA COLO’

FederBio all’interno del progetto Cambia la Terra, la campagna voluta con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente e WWF – ha promosso lo scorso 12 giugno a Roma il convegno “Liberi dai pesticidi: l’Italia comincia dai Comuni” incentrato sulle esperienze virtuose di alcuni Comuni italiani che hanno regolamentato l’uso dei pesticidi.

Italia del Bio da sempre sostiene le pratiche agricole che non fanno ricorso alla chimica di sintesi, in primis l’agricoltura biologica, e quelle buone pratiche agricole che, orientandosi al biologico, prevedono un minor consumo di fitofarmaci e una transizione graduale verso un futuro libero da pesticidi, guidato da una decisa azione comunitaria e sostenuto da un quadro normativo chiaro ed efficace. Ed è per questo motivo che eravamo presenti al convegno dando supporto e contributo di divulgazione attraverso la nostra rivista.

Un punto fermo: l’uso massiccio di trattamenti con fitofarmaci fa danni all’ambiente e non fa bene alle persone

Un elevato numero di studi scientifici dimostra ormai le ricadute negative che l’esposizione diretta o indiretta ai pesticidi possa produrre sull’ambiente e sulle persone, in primis gli agricoltori, i bambini, gli anziani. Si deve infatti ricordare che solo una parte dei trattamenti fitosanitari raggiunge gli organismi bersaglio; la quantità maggiore invece si disperde nelle matrici ambientali, aria, suolo e acqua, contaminandole, e può provocare danni agli organismi non bersaglio, quali la vegetazione spontanea e gli insetti utili.

Cambia la Terra, con FederBio ed una vasta coalizione di associazioni del biologico, ambientali e della società civile (Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica, Fai, Firab, Greenpeace, Isde-Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Wwf), ha chiesto l’apertura di un confronto che porti passi in avanti rispetto al precedente PAN (piano di azione nazionale) sui fitofarmaci del 2014, un atto di indirizzo che di fatto non ha definito obiettivi tangibili e monitorabili di riduzione d’uso dei pesticidi di sintesi chimica e ha dato priorità a metodi che ne fanno largo uso invece di favorire pratiche agricole rispettose della salute dei cittadini e dell’ambiente come l’agricoltura biologica e biodinamica. Molte delle richieste trovano conforto nella pratica virtuosa di alcuni Comuni italiani: 70 i Comuni che partecipano ad oggi al programma, 5 i Sindaci presenti in sala a parlare in maniera semplice e diretta di quanto fatto finora nei propri territori di competenza e di quanto si potrà fare nel breve. La politica dei piccoli passi veloci

L’esperienza dei Sindaci in prima linea con gli agricoltori

È il sindaco di Tollo (CH) – Angelo Radica – ad introdurre il leitmotiv della giornata:

“dobbiamo procedere con una politica di piccoli passi veloci per non farsi scoraggiare dai grandi obiettivi da raggiungere, ma nemmeno perdere di vista il fattore temporale che, purtroppo, non è dalla nostra parte”.

A Tollo i coltivatori bio hanno diritto a un indennizzo se danneggiati dalla dispersione accidentale di pesticidi da campi vicini.

E sono proprio i sindaci a raccontare le storie di piccole e meno piccole – nel caso di Belluno – comunità locali che si sono attivate per salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente: partendo dai regolamenti cittadini di chiaro riferimento al PAN attualmente in vigore ma divenuti stringenti e dotati di mezzi attuativi e di intervento verso chi si discosta da queste politiche. Il divieto di utilizzo dei pesticidi nei giardini pubblici e nelle aree comunali, come anche nelle zone frequentate da bambini ed anziani, accomuna tutti gli interventi: a questo si aggiungono virtuose politiche di sostegno a chi voglia coltivare biologico nelle aree periurbane, obbligo di attivare polizze assicurative per il risarcimento di spese e danni prodotti dall’inquinamento causato dalla sua attività, divieto d’uso del glifosato su tutto il territorio comunale, ed in generale formazione ed informazione a tutti i livelli di istruzione per “seminare” nei più piccoli l’idea di sostenibilità e approccio olistico alla tutela ambientale e del bene comune.

convegno fitofarmaci FederBio

Un moimento del Convegno di FederBio L’esperienza dei Comuni nella lotta ai fitofarmaci e fitosanitari in agricoltura (Foto E. Colò)

Le richieste degli operatori, delle associazioni e del mondo scientifico

Al tavolo di concertazione, quindi, sono emerse richieste puntuali da differenti punti di vista. Il fronte scientifico, rappresentato da Emanuela Pace, ricercatrice Ispra; Laura Viganò, ricercatrice Crea; Patrizia Gentilini, medico oncologo e membro di Isde Italia – Medici per l’ambiente; Daniela Sciarra, responsabile filiere agroalimentari Legambiente; Federica Luoni, Area Conservazione Natura Lipu; Franco Ferroni, responsabile Agricoltura & Biodiversità Wwf, ha segnalato come sia necessario affrontare con adeguati sistemi di monitoraggio e controllo la cosiddetta ‘deriva’ (ovvero la dispersione dei pesticidi) per garantire la tutela della popolazione, dei corpi idrici e delle produzioni biologiche che rischiano il declassamento in caso di contaminazione, nonché valutare nuove regole per i principi attivi ritrovati con maggiore frequenza nelle acque anche a seguito del monitoraggio condotto dall’Ispra.

Aggiungendo poi come sia necessario colmare il ritardo del PAN rispetto all’agricoltura biologica, puntare al raggiungimento del 40% della superficie agricola coltivata a bio con strumenti idonei di formazione, consulenza e informazione. È stato inoltre sottolineata l’obbligatorietà di eliminare dai siti Natura2000 i pesticidi di cui è stata accertata la nocività per habitat e specie delle Direttive UE biodiversità, promuovendo la conversione al metodo al biologico per le aziende nelle aree protette, e rafforzare gli investimenti in ricerca e innovazione per l’agroecologia verso tecniche colturali che escludano o riducano drasticamente la necessità d’uso dei pesticidi. Fondamentale, inoltre, promuovere progetti di formazione e di supporto tecnico per l’innovazione e per la diffusione di approcci agroecologici e mezzi di lotta biologica anche sostenuti da adeguati investimenti su strumenti e sistemi di monitoraggio agrometeorologico.

I comitati presenti (Pesticide Action Network (Pan), Marcia Stop Pesticidi, Gruppo No Pesticidi) hanno richiesto poi di coinvolgere nel percorso di applicazione del PAN, oltre alle istituzioni pubbliche, le Associazioni agricole, ambientaliste, dell’agricoltura biologica, dei consumatori e il mondo scientifico, e, non meno importante, introdurre delle distanze minime dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche dai campi convenzionali. Durante i trattamenti con fitofarmaci di sintesi chiedono di garantire una adeguata informazione ai cittadini residenti nelle aree rurali.

L’orientamento del Minambiente, rappresentato dal Carlo Zaghi

Presente anche Carlo Zaghi, della Direzione generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente, unico rappresentante dell’istituzione che ha più ampia voce in capitolo rispetto all’emissione ed ai contenuti del PAN sui fitosanitari. Zaghi ha sottolineato “l’importanza dei Comuni innovativi che devono raccontare le loro esperienze ed esprimersi sull’utilizzo dei fitofarmaci”  aggiungendo, inoltre, che – “il Piano di azione nazionale sull’utilizzo sostenibile dei fitofarmaci dovrà avere la consultazione più ampia possibile, consultazione che nel 2014, all’epoca dell’emissione del PAN attualmente in vigore non c’era stata, gettando le basi per un nuovo piano di grande equilibrio”.

viticoltura biodinamica

Un trattamento con prodotti naturali in i viticoltura biodinamica

C’è un’agricoltura che si impegna, con crescente successo, per apportare innovazione nel settore, seguendo orientamenti che, senza prescindere dalla produttività, rispondono a molteplici obiettivi. Le aziende che si fanno carico di azioni e politiche volte al perseguimento della sostenibilità ambientale risultano quindi alla domanda di cibo buono, pulito, di qualità e del benessere degli animali allevati, da parte dei cittadini. Queste realtà che praticano l’agricoltura biologica o per meglio dire organica, nelle sue molteplici declinazioni, come l’agricoltura biodinamica, e in generale le forme di agricoltura legate alla vocazionalità dei territori, operano per salvaguardare le risorse naturali, la biodiversità vegetale ed animale, e sono aperte alla ricerca e all’innovazione nel settore, nonché alla riscoperta di tecniche e conoscenze tradizionali e locali, tramandate per generazioni. Queste forme di agricoltura richiedono sicuramente attenzione e supporto da parte dell’espressione politica di questo Paese e di tutta la Comunità Europea.

Italia del Bio dà il proprio contributo divulgando e formando ed associando produttori virtuosi che lavorano e rendono servizio alla globalità della popolazione ai quali però fino a questo momento non si conferisce il dovuto riconoscimento in termini di sostegno morale ed economico.